WHATSAPP E ASSENZE DAL LAVORO: QUANDO UN MESSAGGIO VALE PIU’ DELLA FORMA.

L’uso dei sistemi di messaggistica istantanea entra come strumento riconosciuto nelle dinamiche giuslavoristiche

La giurisprudenza inizia a riconoscere un sempre maggiore rilievo ai sistemi di messaggistica istantanea come strumento utilizzato nelle dinamiche giuslavoristiche. A confermarlo, la recente sentenza del Tribunale di Udine n. 167/2026, la quale afferma che anche un messaggio inviato tramite chat può costituire prova valida dell’avvenuta comunicazione dell’assenza del lavoratore.

Nel caso di specie, una lavoratrice aveva comunicato all’azienda la necessità di prolungare l’assenza dal luogo di lavoro tramite Whatsapp, ricevendo una implicita accettazione da parte del referente sostitutivo.

Nonostante ciò, era stata sanzionata dal datore di lavoro per assenza ingiustificata.

Il Giudice, alla luce dei messaggi prodotti dalla dipendente, ha accolto il ricorso della lavoratrice, rietnendo decisivo il fatto che la comunicazione, seppur non fatta in conformità alle modalità previste dal regolamento aziendale, fosse effettivamente arrivata a destinazione, risultasse chiata nei contenuti e avesse consentito all’azienda di organizzarsi. Viene quindi valorizzato il risultato sostanziale della comunicazione rispetto a un rigoroso rispetto formale delle procedure interne.

Ultime novità.

Rimani aggiornato con le ultime news sul mondo del lavoro e le novità in Lavoro Mio.